“Chico Mendes, mio padre” di Elenira Mendes con Luca Branda
Fuori Collana – 19,90 euro
Chico Mendes: la foresta, il lavoro e il ricordo di un padre
Per chi vive raccogliendo il lattice degli alberi della gomma, la foresta è casa e lavoro. Vederla abbattere significa perdere entrambe le cose. È da questa consapevolezza che nasce la battaglia di Chico Mendes.
Da oggi, 30 ottobre, è in libreria Chico Mendes, mio padre, scritto da Elenira Mendes con Luca Branda e pubblicato da Morellini Editore e Crêuza de Mä Edizioni, con la prefazione di Ermete Realacci e l’introduzione di Marina Silva.
Quando suo padre viene ucciso, il 22 dicembre 1988, Elenira ha appena quattro anni. Per lei è il suo eroe, prima ancora che il sindacalista e ambientalista conosciuto in tutto il mondo. Saranno i racconti della madre, dei familiari e dei compagni di lotta ad aiutarla a conoscere l’uomo che le è stato portato via e a comprendere le ragioni delle sue scelte.
La memoria familiare si intreccia così alla storia dei seringueiros, i raccoglitori di lattice che rivendicano condizioni di vita dignitose e il diritto di continuare a lavorare senza distruggere l’ambiente dal quale dipendono. La tutela dell’Amazzonia diventa una lotta per l’istruzione, la salute e l’accesso alla terra.
Il libro ripercorre gli empates, forme di resistenza pacifica con cui intere famiglie si oppongono all’abbattimento degli alberi, e la nascita delle riserve estrattive, pensate per consentire alle comunità di utilizzare le risorse della foresta preservandola. Ambiente e giustizia sociale procedono insieme, dentro un progetto che porta le rivendicazioni locali all’attenzione internazionale.
Nel racconto trovano spazio anche gli affetti e le responsabilità quotidiane di un uomo diventato un simbolo. Lo sguardo di Elenira avvicina quella figura alla sua dimensione più intima, mentre la ricostruzione del suo impegno mostra quanto abbia ancora da insegnarci.
Una storia che invita a guardare l’Amazzonia attraverso le persone che la abitano. E a riconoscere, nella difesa di ogni albero, anche la possibilità di un futuro per chi vive della foresta.
“Guida ai migliori mountain club d’Italia” di Andrea Guolo con Giambattista Marchetto e Tiziana di Masi
Fuori Collana – 24 euro
La prossima discesa può aspettare: alla scoperta dei mountain club italiani
Gli sci appoggiati all’esterno, una tavola vicino alla finestra, il panorama che invita a rimanere ancora un po’. Durante una giornata sulla neve, anche una sosta può diventare un’esperienza da ricordare. E, qualche volta, il motivo per tornare.
A scegliere dove fermarsi ci aiuta Andrea Guolo, che firma con Giambattista Marchetto e Tiziana Di Masi la Guida ai migliori mountain club d’Italia.
Dopo il viaggio dedicato ai beach club, Guolo riparte sci ai piedi per conoscere i luoghi che stanno trasformando l’ospitalità sulle piste. La guida raccoglie oltre cento strutture visitate e valutate, lungo l’arco alpino e con una prima incursione nell’Appennino tosco-emiliano.
Il punto di partenza è l’esperienza diretta. Ogni indirizzo viene considerato per la posizione e la cura degli ambienti, ma anche per ciò che offre a tavola e per l’atmosfera che sa creare. Il giudizio è espresso in fiocchi di neve, da uno a tre, fino ai tre fiocchi d’oro, massimo riconoscimento della guida.
Tra le pagine emerge un modo di vivere la montagna nel quale il rifugio acquista un ruolo sempre più importante. Una cucina capace di raccontare il territorio può orientare la scelta della pista; una terrazza invitare a prolungare il pranzo. Dove è possibile pernottare, la sosta diventa invece l’occasione per svegliarsi già in quota e iniziare una nuova giornata sulla neve.
Fotografie e mappe dei comprensori aiutano a organizzare il percorso, collocando le strutture all’interno dell’esperienza di viaggio. Il contributo di Marchetto e Di Masi arricchisce il racconto, con un’attenzione che arriva fino al momento del dessert.
Uno strumento per chi ama sciare e vuole scegliere con cura dove fermarsi, ma anche per chi cerca nella montagna il piacere dell’accoglienza. A fine giornata, accanto al ricordo della discesa, può rimanere il desiderio di ritrovare proprio quella tavola.
“Guida letteraria a Napoli” di Rosanna Precchia
Collana Luoghi e Libri – 16 euro
Napoli, una città da leggere camminando
Al Caffè Gambrinus c’è un tavolino riservato al commissario Ricciardi. Un fiore nel vaso e un cartellino fanno pensare che possa arrivare da un momento all’altro. A Napoli succede anche questo: i personaggi dei libri sembrano abitare gli stessi luoghi di chi li legge.
Rosanna Precchia parte da questo incontro tra finzione e realtà per accompagnarci nella sua Guida letteraria a Napoli. Il libro, nuova uscita della collana Luoghi e libri, è sugli scaffali da oggi, 30 ottobre.
La guida propone di attraversare la città accompagnati dagli scrittori che l’hanno raccontata. Le loro pagine aiutano a riconoscere un dettaglio, a fermarsi davanti a un edificio, a immaginare ciò che una strada è stata prima di diventare quella che vediamo oggi. La descrizione dei luoghi si intreccia alle vicende degli autori e dei loro personaggi, trasformando la lettura in un percorso da seguire.
Nel Rione Luzzati si ritrovano le atmosfere dell’Amica geniale e il desiderio delle due protagoniste bambine di attraversare i confini del quartiere per raggiungere il mare. Nel centro antico, le pagine di Benedetto Croce aprono invece uno sguardo sulle storie custodite dalla città, anche dove il passaggio quotidiano rischia di renderle invisibili.
La Napoli contemporanea incontra quella dei viaggiatori del Grand Tour, in un dialogo tra epoche e sensibilità diverse. Ogni racconto mette a fuoco qualcosa e lascia spazio ad altre interpretazioni: la città osservata da uno scrittore può apparire profondamente diversa da quella riconosciuta da un altro.
Alle suggestioni letterarie si affiancano informazioni pratiche per la visita e uno spazio dedicato alle librerie e alle case editrici, dove il rapporto di Napoli con la parola scritta continua a rinnovarsi.
Pensata per i viaggiatori e per chi la città la abita, la guida invita a ripercorrere luoghi familiari dopo averli incontrati in un libro. La strada è la stessa. Sono le storie che conosciamo a farcela guardare diversamente.
“I misteri della terra proibita” di Giovanni Mandruzzato
Collana Riflessi – 22,90 euro
Nel Darién, dove una spedizione diventa una lotta per sopravvivere
New York, gennaio 1870. Il medico Richard Chandler ha appena terminato il servizio al porto di Manhattan quando si imbatte in una lite davanti alla dogana. Interviene per aiutare un collega, senza immaginare che quell’incontro lo porterà a lasciare la città per una spedizione nella giungla del Darién.
Comincia così I misteri della terra proibita, il romanzo di Giovanni Mandruzzato, un’avventura che accompagna il lettore verso l’istmo di Panama, mentre il progetto di un collegamento tra Atlantico e Pacifico accende ambizioni e rivalità.
Chandler si unisce a un gruppo di scienziati dello Smithsonian incaricati di studiare l’ambiente e le popolazioni del Darién. È una regione difficile da attraversare, sulla quale circolano racconti di esploratori scomparsi o tornati incapaci di riprendersi da ciò che hanno vissuto. Per il medico, segnato dalla guerra civile, partire significa affrontare nuovi pericoli portando ancora con sé quelli del passato.
Nella spedizione conosce Lydia Gray, biologa, impegnata anche nella protezione delle comunità indigene minacciate dal vaiolo. I vaccini destinati ai villaggi sono indispensabili, ma la loro scomparsa mette a rischio la vita dei nativi e solleva dubbi su chi prende parte alla missione. Quando al furto si aggiungono delitti e sabotaggi, Chandler comprende che dovrà fare molto più che curare i malati.
L’indagine procede insieme al viaggio nella foresta, dove ogni incidente può nascondere un gesto deliberato e la fiducia diventa una scelta rischiosa. Intanto, la leggenda di Urracà, un antico guerriero che proteggerebbe il Darién dagli invasori, acquista un peso sempre più inquietante. Capire che cosa stia accadendo richiede di confrontarsi tanto con le credenze locali quanto con le intenzioni dei propri compagni.
Mandruzzato costruisce un romanzo nel quale l’avventura storica incontra il mistero e il fantastico. Alla tensione dell’esplorazione si affianca lo scontro tra chi vuole conoscere quel territorio e chi cerca di sfruttarlo, mentre il rapporto tra Chandler e Lydia cresce attraverso le prove che affrontano insieme.
La ricerca scientifica, le cure promesse ai villaggi e gli interessi dei finanziatori dovrebbero appartenere alla stessa impresa. Scoprire quanto siano distanti diventa, per Chandler, il compito più pericoloso della spedizione.
“Hortensia. La prima donna avvocato della Storia” di Beatrice Giai Gischia
Collana Femminile singolare – 22 euro
Hortensia, il coraggio di parlare davanti a Roma
Nel foro è sceso il silenzio. Hortensia sente la lingua intorpidita e teme di non ricordare più nulla. Davanti a lei ci sono i triumviri. Le donne che le hanno affidato la propria causa aspettano che cominci a parlare.
Da questa attesa prende avvio Hortensia. La prima donna avvocato della storia, il nuovo romanzo che va ad arricchire la collana Femminile Singolare, scritto da Beatrice Giai Gischia. Al centro, una donna istruita all’arte della retorica e chiamata a esercitarla proprio dove la sua presenza suscita scandalo.
Roma, 42 a.C. Dopo la morte di Cesare, le proscrizioni diffondono il terrore e il potere prepara la guerra contro i suoi assassini. Un provvedimento impone a millequattrocento donne benestanti di contribuire al finanziamento del conflitto con il proprio patrimonio. Hortensia è una di loro.
Figlia del celebre oratore Quinto Hortensio Ortalo, ha studiato la letteratura greca e latina e ha imparato dal padre l’arte della retorica. Conosce la forza delle parole e il modo di costruire un ragionamento. Ma la sua istruzione si scontra con una consuetudine che tiene le donne lontane dalla vita pubblica e dall’esercizio della difesa nel foro.
Quando i tentativi di mediazione falliscono e nessun uomo assume il patrocinio delle matrone, Hortensia decide di sostenere la loro causa. Esporsi significa rischiare in prima persona, contestando una decisione dei triumviri e infrangendo le aspettative riservate a una donna del suo rango.
Beatrice Giai Gischia intreccia le testimonianze delle fonti antiche all’invenzione narrativa, ricostruendo il percorso che conduce la protagonista a quel momento. La battaglia pubblica nasce dentro una vita fatta anche di legami familiari, timori e responsabilità: Hortensia deve proteggere ciò che ama e decidere come utilizzare quello che ha imparato.
Il romanzo racconta una scelta capace di mettere in discussione un ordine consolidato. Nel silenzio del foro, prendere la parola diventa il primo passo per ottenere ascolto. E per cambiare la sorte delle donne che nessuno ha voluto difendere.




