La figlia di Chico Mendes racconta l’uomo dietro il simbolo: seringueiro, sindacalista e difensore dell’Amazzonia, tra memoria familiare, resistenza pacifica e futuro della foresta.
Chico Mendes non fu soltanto un’icona dell’ambientalismo mondiale. Fu un uomo nato nella foresta dell’Acre, cresciuto incidendo gli alberi della gomma, segnato dalla povertà e guidato da un’idea semplice e rivoluzionaria: la foresta può dare vita e lavoro senza essere distrutta.
Attraverso la voce di Elenira Mendes, che aveva quattro anni quando il padre fu assassinato, prende forma un ritratto intimo e profondamente umano. Le lezioni ricevute dal maestro Euclides Távora, la nascita dei sindacati rurali, gli empates — la resistenza non violenta contro la deforestazione —, l’alleanza con i popoli indigeni e il progetto delle riserve estrattive: una storia personale che diventa storia del Brasile contemporaneo.
Scritto con Luca Branda e arricchito dalla prefazione di Ermete Realacci e dall’introduzione di Marina Silva, il volume restituisce voce ai popoli della foresta, alle donne e agli uomini che hanno trasformato la difesa dell’Amazzonia in una battaglia per la dignità, i diritti dei lavoratori e la giustizia climatica.
Per chi ha amato Il vecchio che leggeva romanzi d’amore e per chi cerca nella storia di Chico Mendes non un mito lontano, ma una domanda urgente sul nostro presente.