L'esigenza di uccidere

L'esigenza di uccidere

Abstract

Un pentito di mafia viene ammazzato con la sua scorta alla periferia di Milano. Un tenente dalla carriera finita si incaponisce per non arrendersi alla soluzione più ovvia.
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«L’assassino conosceva il percorso che l’auto avrebbe fatto con a bordo il pentito. Avrebbe potuto ucciderlo con meno rischi e senza mietere altre vittime, eppure non l’ha fatto. Perché?»

Dopo otto anni nel Gruppo Intervento Speciale dell’Arma, il tenente Raul Ferrini è stato destinato ad altro incarico. La relazione di idoneità della psicologa è stata chiara: Ferrini non è più un soggetto affidabile. Un anno è trascorso nell’apatia dell’ufficio mezzi di un comando milanese quando il tenente si trova fra le mani la pratica di un’auto coinvolta in un crimine orrendo, l’attentato a un pentito di mafia e ai due carabinieri della scorta. Addolorato ma anche incuriosito dall’accaduto, Ferrini osserva il veicolo nel cortile del comando. La dinamica dei colpi d’arma da fuoco gli appare sospetta e lo porta a dubitare della teoria più logica che vede la morte della scorta come una semplice conseguenza. Prova così a interpellare il nuovo comandante, ma questi gli fa notare senza troppe cerimonie che il ROS sta già indagando avvalendosi di carabinieri molto più esperti di lui. Luca Sinatti, il capitano che dirige la squadra, è però persuaso che le sue sensazioni non debbano essere trascurate perché, sebbene privo di esperienza investigativa, Ferrini ha competenza in fatto di appostamenti e di sparatorie. Accogliere queste intuizioni li porterà a scoprire una verità e un movente inattesi.
 
 

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