Mio padre era comunista

Mio padre era comunista

Dove

via Laura Mantegazza 37 Roma

Quando

sabato 25 maggio 2019
dalle 19.00 alle 20.00
Sabato 25 maggio alle ore 19
i Trapezisti sono felici di ospitare Luca Martini con il suo romanzo Mio padre era comunista, edito da Morellini Editore.
Presentano l'autore Valerio Valentini e la speaker radiofonica e autrice Marilena Votta.

Il viaggio interiore di un uomo alla ricerca del padre tra ricordi dolorosi, un suicidio misterioso e la voglia di rinascere. Un romanzo di formazione in bilico tra crudeltà e redenzione ambientato a Bologna.
Virginio è un uomo di successo che vive un’esistenza agiata alla guida di una importante azienda meccanica dell’Emilia Romagna. Alla soglia dei 50 anni si ritrova fare i conti con il proprio passato che torna a bussare alla porta con una violenza inattesa: un padre comunista che gli ha insegnato valori ingombranti che non ha mai pienamente condiviso, un’automobile maledetta, segnata dal sangue e da una storia oscura e misteriosa che viene da lontano; una madre assente ma presente nel ricordo e nella capacita di evocare sensazioni e paure non sopite e mai del tutto dimenticate dal protagonista.
Pagine dense ed emozionanti, dentro le quali il protagonista compie un viaggio a ritroso alla ricerca di una redenzione difficile ma necessaria, sconfiggendo ad uno ad uno i fantasmi di
quell’infanzia che non è stato capace di combattere da bambino, autentiche ombre paurose e misteriose di una vita trascorsa tra sensi di colpa e desiderio di rivalsa.

Scoprite il libro grazie alle parole dell'autore al seguente link: https://youtu.be/NJD398113XA

Un estratto dal libro:

«Primo maggio.
È la festa dei lavoratori, di tutti i lavoratori del mondo.
Non dei bambini, però.
Da piccolo lui non lo capiva, e l’unica cosa che voleva fare, quel giorno, era restare a letto.
Il primo maggio del 1973 sua madre lo sveglia la mattina presto di soprassalto, sollevando le avvolgibili, tirandolo fuori da un sogno meraviglioso.
[...]
«È il primo maggio, è la festa dei lavoratori, vuoi far tardi proprio stamattina?» dice lei con la voce dolce e un po’ incerta, come se non fosse del tutto convinta di quelle parole.
«Io non vengo, non me ne frega niente dei lavoratori.»
Sua mamma si blocca con i pantaloni in mano. Guarda
prima il bambino e poi la porta.
«Di cos’è che non ti frega a te? Dimmelo di cosa non ti frega, dai.»
Suo padre lo prende per i capelli e lo tira giù dal letto.
[...]
Il piccolo sente sempre più male, strizza gli occhi ma
non piange. Si lamenta, quello sì, ma non gli dà soddisfazione.
Suo padre lo molla, lo ributta sul letto e poi si china davanti a lui. «Hai capito cosa andiamo a fare oggi? Hai capito o no?»
Lui scuote la testa, si asciuga gli occhi e fa una smorfia
bassa. L’uomo lo fissa con lo sguardo scavato e le pupille grandi, che paiono dover uscire da un momento all’altro.
«Oggi è festa, oggi si va in piazza perché tutti i lavoratori
del mondo ci vanno, e lo sai perché?»
Lo sa, così come sa che suo padre stava per riattaccare
con la solita storia che già conosce a memoria, quella degli operai di Chicago, della rivolta di piazza Haymarket,
dei morti, degli anarchici impiccati e degli scioperi seguenti. Il copione viene rispettato in toto, e il bambino
si trattiene dal soffiare tutta la sua noia.
«Ecco perché è importante, perché quella gente è morta
per i diritti di tutti, anche tuoi.»
Suo padre lo guarda negli occhi e nel frattempo abbassa
il tono della voce, mentre mamma lo osserva sulla porta con le mani posate sui fianchi pesanti. Lui si controlla le dita per vedere se davvero gli ha strappato i capelli, e intanto sospira soffiandovi sopra.
«E perché dobbiamo andarci anche noi?»
«Perché una festa è festa quando si sta insieme, non da soli. E poi perché quelle persone sono morte per tutti, anche per noi.»
A lui piace quella cosa che gli è appena stata detta.
Comprende che c’è del vero, lo capisce dagli occhi di suo
padre che ora sembrano meno scuri, sopra quei baffi folti
che ogni mattina anche lui cerca davanti allo specchio ma che i suoi pochi anni ancora rimandano.
«Hai la testa dura, ma devi capire. Oggi è festa, è la nostra festa e noi andiamo a dirlo a tutti, tutti insieme.»
Suo padre allunga una mano. D’istinto il bambino si tira indietro, vede sua madre che si avvicina, dietro le spalle dell’uomo. Ha la faccia tranquilla, fa di sì con la testa. L’uomo sorride e gli appoggia i polpastrelli sui capelli.
È tornato un padre, non è più un lavoratore.
Non è più un comunista.»

La bio dell'autore: Luca Martini (1971), bolognese, è presente in numerose antologie e riviste letterarie, ed è autore di circa trecento poesie, monologhi teatrali, una settantina di racconti, romanzi e favole illustrate. Nel 2008 ha vinto il premio Arturo Loria per il miglior racconto inedito. Un suo racconto, tramite il progetto “Sorprese Letterarie”, promosso dalla scuola Holden di Torino, è finito tra le sorprese di migliaia di uova di Pasqua.
Tra le sue pubblicazioni più recenti: il romanzo Il tuo cuore è una scopa (Tombolini Editore, 2014), le raccolte di racconti L’amore non c’entra (La Gru, 2015) e Manuale di sopravvivenza per bambini invisibili (Pequod, 2018), la raccolta collettiva di memorie Il nostro due agosto (nero) (Tombolini Editore, 2015) e il libro per bambini Il coccodrillo che voleva essere drago (D Editore, 2017). Insieme a Gianluca Morozzi ha curato, tra le altre, le antologie di racconti Più veloce della luce (Pendragon, 2017) e Vinyl - storie di dischi che cambiano la vita (Morellini, 2017). Insieme a Barbara Panetta ha curato l'antologia On the radio - storie di radio, dj e rock'n'roll (Morellini, 2018).
Mio padre era comunista
Luca Martini
Il viaggio interiore di un uomo alla ricerca del padre tra ricordi dolorosi, un suicidio misterioso e la voglia di rinascere. Un romanzo di formazione in bilico tra crudeltà e redenzione ambientato a Bologna


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